Infertilità femminile

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Nonostante avere un bambino sia uno degli obiettivi universali più desiderati dalle coppie, negli ultimi anni si è assistito ad un calo sensibile della maternità, che nel 2016  è stato del 6%. I fattori responsabili sono principalmente di ordine economico, sociale e culturale. In particolare il fenomeno che maggiormente ha contribuito alla riduzione della fertilità è lo spostamento della  genitorialità ad un’età più avanzata . Con l’età infatti si  osserva un calo esponenziale della fertilità sia nella donna che nell’uomo principalmente per il danno che i gameti (uova e spermatozooi) subiscono nel corso della vita per effetto dell’invecchiamento, dell’esposizione a sostanze tossiche e ai radicali liberi e della maggiore probabilità che gli organi riproduttivi si ammalino.  Nonostante il miglioramento della qualità di vita abbia condotto ad un incremento della longevità, non ha purtroppo aumentato le percentuali di gravidanza nelle donne di età superiore ai 40 anni.

Accanto ai fattori socioeconomici e colturali diverse sono le patologie che portano all’infertilità nella donna: genetiche, infettive, malformative, tossico ambientali (figura n.1). In alcuni casi si osserva una riduzione della riserva ovarica (riduzione del numero di ovociti con rischio di menopausa precoce), condizione che rimane asintomatica per tanto tempo o al massimo si manifesta con lieve irregolarità mestruale. A volte l’assunzione di contraccettivi per tanti anni maschera questi quadri . Quando la paziente peroò decide di pianificare la gravidanza può capitare che le venga comunicato che ci sono pochi ovociti o che non ha più uova e pertanto che è sterile. Attualmente è possibile fare dei test che consentono di identificare le pazienti che sono a rischio di menopausa precoce (test della riserva ovarica).

Altro ruolo importante nella riduzione della fertilità viene svolto dale infezioni in particolare dell’utero, delle tube e delle ovaie. Mentre le patologie infettive acute si manifestano in modo eclatante con febbre alta e forti dolori, le forme croniche agiscono in modo subdolo manifestandosi con lieve fastidi tipo doloretti al basso ventre, scarso muco cervicale e quindi vengono sottovalutate, ma nel corso degli anni danneggiano in modo irreversibile l’apparato genitale.

 

Anche dopo interventi chirurgici all’utero e all’ovaio si può creare una riduzione della fertilità  per alterazione della vascolarizzazione degli organi o per la necessità di dover asportare tube o ovaie.

La presenza di endometriosi, malattia cronica che colpisce l’apparato riproduttivo femminile danneggia la capacità riproduttiva determinando una  distorsione della normale anatomia pelvica e un danno diretto ai  singoli organi.

 

In termini temporali quando è corretto iniziare un percorso diagnostico per valutare se una paziente è fertile oppure no?  Per l’organizzazione mondiale della sanità si parla di infertilità quando non si ottiene la gravidanza dopo 12 mesi o più di rapporti non protetti (WHO-ICMART glossary1).  Si stima che la  prevalenza sia del 10 % circa.

 

L`impossibilità ad avere un figlio è vissuta dalla coppia come un evento molto doloroso e il ricorso alle cure mediche risulta ancor più frustrante e molto spesso viene posticipato il più tardi possibile. Tuttavia la prima cosa da fare è un corretto inquadramento diagnostico  al fine di identificare le patologie che possono colpire l’apparato riproduttivo femminile e maschile, che molto spesso sono asintomatiche. Allo stesso tempo è importante che la coppia accetti di farsi aiutare e che non sottovaluti i sintomi precoci di malattie che portano all`infertilità.

Figura n.1: illustra le principali cause di infertilità femminile. Da Cheongnew 2014.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Patrizia Pellizzari

Nel 1989 Laurea in Medicina e Chirurgia e successiva abilitazione all’esercizio della professione di Medico- Chirurgo il 25 Maggio 1989.
Nel 1993 Specializzazione in Ginecologia ed Ostetricia presso l’Università degli Studi di Padova.
Nel 1998 Diploma di dottorato di ricerca in ginecologia riproduttiva presso L’Università di Torino in collaborazione con l’Università di Milano.
Nel 2001 Accreditamento degli operatori in ecografia ostetrica.
Nel 2002 Accreditamento presso la Fetal Medicine Foundation di Londra per eseguire il test combinato o ultrascreening delle anomalie cromosomiche del I trimestre.
Autrice di 32 pubblicazioni di cui 9 come primo nome e vincitrice, nel 2001, di Borsa di Studio clinica presso il centro di ginecologica riproduttiva della McGill University  di Montreal, Canada.
Attualmente lavora presso il Centro di PMA Palladio di Vicenza.

PRESTAZIONI ESEGUITE

  • Diagnosi infertilità
  • Monitoraggio e induzione ovulazione
  • Inseminazione intrauterina
  • Fecondazione in vitro
  • Isterosonografia
  • Ecografia tridimensionale
  • Consulti preconcepimento e poliabortività

Patrizia Pellizzari
Patrizia Pellizzari

<p>Nel 1989 Laurea in Medicina e Chirurgia e successiva abilitazione all’esercizio della professione di Medico- Chirurgo il 25 Maggio 1989.<br />
Nel 1993 Specializzazione in Ginecologia ed Ostetricia presso l’Università degli Studi di Padova.<br />
Nel 1998 Diploma di dottorato di ricerca in ginecologia riproduttiva presso L’Università di Torino in collaborazione con l’Università di Milano.<br />
Nel 2001 Accreditamento degli operatori in ecografia ostetrica.<br />
Nel 2002 Accreditamento presso la Fetal Medicine Foundation di Londra per eseguire il test combinato o ultrascreening delle anomalie cromosomiche del I trimestre.<br />
Autrice di 32 pubblicazioni di cui 9 come primo nome e vincitrice, nel 2001, di Borsa di Studio clinica presso il centro di ginecologica riproduttiva della McGill University  di Montreal, Canada<em>.<br />
</em>Attualmente lavora presso il Centro di PMA Palladio di Vicenza.</p>
<p><strong>PRESTAZIONI ESEGUITE</strong></p>
<ul>
<li>Diagnosi infertilità</li>
<li>Monitoraggio e induzione ovulazione</li>
<li>Inseminazione intrauterina</li>
<li>Fecondazione in vitro</li>
<li>Isterosonografia</li>
<li>Ecografia tridimensionale</li>
<li>Consulti preconcepimento e poliabortività</li>
</ul>

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